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Rogna rossa del cane (demodecia)

  • La rogna rossa è una parassitosi che può colpire qualsiasi cane. Essa è causata da un acaro, Demodex canis.
  • Il nome scientifico di questa malattia è demodecia, ma è più conosciuta come rogna rossa o rogna demodettica.
  • Le conseguenze dell’infestazione possono essere molto gravi, specialmente se gli acari colpiscono cani cuccioli o immunodepressi.
  • La cura della demodecia è complessa; la soluzione migliore – dove possibile – è la profilassi antiparassitaria.

La rogna demodettica (o rogna rossa)

Demodex canis

La rogna è demodettica è causata dall’infestazione di Demodex canis, un parassita esterno del cane. Questo acaro, sprovvisto di zampe, vive nascosto nei follicoli piliferi del cane, dove compie il suo ciclo vitale.

Sintomi dell’infestazione

Nella maggior parte dei cani infestati Demodex canis il parassita non produce alcun sintomo. Tuttavia, alcune razze, oltre ai cani cuccioli e agli esemplari immunodepressi, sono particolarmente predisposte a manifestare la rogna rossa. In questi casi, alla parassitosi si associa un’infezione da Staphylococcus intermedius, un batterio patogeno che provoca forme piuttosto gravi. La demodecia causa la perdita del pelo sul muso e sugli arti del cane. In queste aree, la pelle assume una consistenza squamosa. Questi sintomi rendono la rogna demodettica particolarmente semplice da individuare. Tuttavia, è sempre opportuno far visitare il cane da un veterinario: sarà lui a compiere la diagnosi.

Come avviene il contagio

Il contagio avviene attraverso il contatto tra un cane infestato e un altro. Infatti, le larve di Demodex canis sono dotate di zampe e si muovono da un follicolo pilifero all’altro, alla ricerca di cibo. Spesso il contagio avviene tra una madre e i suoi cuccioli.

Trasmissione dal cane all’uomo

Demodex canis non è trasmissibile all’uomo: questo acaro sopravvive unicamente sulla cute del cane. Tuttavia, esistono acari che infestano l’uomo e causano la demodecia umana.

Ciclo di vita

Il ciclo di vita del Demodex canis si svolge interamente sulla cute del cane e dura all’incirca un mese. Ogni femmina depongono una ventina di uova all’interno di un follicolo pilifero del cane: in questo modo i parassiti si moltiplicano rapidamente infestando l’ospite.

Rogna rossa: le cure

La rogna rossa viene curata con prodotti specifici: pipette per uso topico, da applicare sul collo del cane e prodotti per uso sistemico. In alcuni casi, ai prodotti specifici per debellare gli acari si aggiungeranno terapie antibiotiche. Sarà il vostro veterinario di fiducia a consigliarvi i prodotti più adatti e la posologia.

Il trattamento della rogna demodettica è lungo e il cane potrebbe andare incontro a parassitosi recidive. In particolare, gli animali più deboli potrebbero sviluppare delle infezioni batteriche secondarie dalle conseguenze importanti. Intervenire tempestivamente è fondamentale.

*Prima di intraprendere qualsiasi azione vi consigliamo di consultare il vostro veterinario di fiducia.

Approfondimenti

  1. Demodex canis: su sciencedirect.com

Pidocchi del gatto

  • Esiste una sola famiglia di pidocchi che infesta i gatti: Felicola subrostratum.
  • Questi pidocchi sono rari anche nei gatti selvatici e in quelli in cattive condizioni igieniche.
  • Per eliminare un’infestazione di pidocchi si può ricorrere a specifici shampoo o ad una pipetta antiparassitaria ad ampio spettro.

I pidocchi del gatto

Felicola subrostratum

Il Felicola subrostratum è un parassita appartenente ai pidocchi morsicatori, che si nutrono delle squame cutanee (forfora) presenti sulla pelle del gatto.

Sintomi dell’infestazione

I pidocchi sono parassiti davvero piccoli, che vivono attaccati alla cute del gatto, sotto il pelo; per questa ragione, individuarli ad occhio nudo è molto difficile. L’infestazione da Felicola subrostratum causa forti pruriti al gatto, causati dalle gocce di saliva che i pidocchi rilasciano sulla cute dell’ospite. I pidocchi raramente causano infezioni, tuttavia il gatto potrebbe causarsi graffi e lesioni grattandosi. Esistono gatti che nonostante un’infestazione da Felicola subrostratum non manifestano alcun sintomo della loro presenza. Per questa ragione è importante seguire una regolare profilassi antiparassitaria.

Come avviene il contagio

Il contagio da Felicola subrostratum può avvenire per via diretta, attraverso il contatto con un altro gatto infetto o per via indiretta, utilizzando spazzole e pettini infestati dalle uova di questo pidocchio.

Trasmissione dal gatto all’uomo

Felicola subrostratum è un pidocchio ospite-specifico: questo vuol dire che si trasmette esclusivamente da un gatto all’altro e non c’è pericolo che contagi l’uomo né gli altri animali domestici.

Ciclo di vita

Questo pidocchio è un parassita che svolge il suo ciclo vitale interamente sull’ospite, vale a dire saldamente ancorato alla cute del gatto. Il ciclo vitale dura all’incirca un mese, durante il quale i pidocchi femmina depongono numerose uova avvolte in piccole sacche dette lendini. Uova e pidocchi si trovano esclusivamente sul pelo del gatto: il rischio di dispersione nell’ambiente circostante è minimo.

Trattamenti contro i pidocchi del gatto

Per eliminare l’infestazione da Felicola subrostratum è sufficiente trattare adeguatamente il gatto: a differenza del pidocchio umano non occorre sanificare tutto l’ambiente domestico.

I prodotti impiegati sono spray e shampoo specifici contro questi parassiti, oppure le tradizionali pipette antiparassitarie ad ampio spettro (proteggono anche da pulci e zecche).

*Prima di intraprendere qualsiasi azione vi consigliamo di consultare il vostro veterinario di fiducia.

Approfondimenti

  1. Felicola subrostratus: su www.aavp.org (American Association of Veterinary Parasitologists)

Appendice

Un gatto che si gratta. Il prurito causato da Felicola subrostratus porta il gatto a grattarsi in continuazione, ed è il principale segnale che permette di individuare questo parassita.

Pidocchi del cane

  • Esistono due specie differenti di pidocchi del cane: Trichodectes canis e Linognathus setosus.
  • Questi parassiti infestano prevalentemente cani a pelo lungo e in cattive condizioni igieniche.
  • L’infestazione è fastidiosa, ma solitamente non produce effetti gravi.
  • Per eliminare i pidocchi del cane è sufficiente ricorrere a shampoo appositi o pipette antiparassitarie.

I pidocchi del cane: specie

Trichodectes canis

Il pidocchio del cane più diffuso è Trichodectes canis, una specie di pidocchio morsicatore; i pidocchi morsicatori non perforano la cute del cane per succhiarne il sangue. Si nutrono prevalentemente di squame cutanee (la forfora). Questi pidocchi prediligono i cani a pelo lungo e dall’igiene poco curata.

Sintomi dell’infestazione

Il Trichodectes canis non punge, limitandosi a rosicchiare le squame di forfora presenti sulla cute del cane. Tuttavia, causa un forte prurito e il cane comincerà a grattarsi fino a formare piaghe e lesioni che potrebbero infettarsi. Questi pidocchi sono molto difficili da individuare a occhio nudo, specialmente nei cani dal pelo lungo e folto.

Come avviene il contagio

Nella maggior parte dei casi, il Trichodectes canis si trasmette da un cane all’altro per contatto diretto. Più raramente, è possibile che il contagio avvenga attraverso pettini o spazzole infestati dai pidocchi.

Trasmissione dal cane all’uomo

Trichodectes canis è un parassita ospite-specifico. Questo significa che non può essere trasmesso dal cane all’uomo in nessun modo (e non può essere trasmesso neppure ad altri animali, come gatti o conigli).

Ciclo di vita

Le femmine del pidocchio depongono una grande quantità di uova protette all’interno di piccole sacche dette lendini, ben fissate alle radici del pelo. Dopo la schiusa, nascono le larve, che diventano adulti e completano il loro ciclo vitale in 4 settimane.

Linognathus setosus

Linognathus setosus è un parassita meno comune, che si osserva in diversi animali, tra cui il cane e la volpe. Questo pidocchio appartiene alla categoria dei pidocchi succhiatori, che perforano la cute dell’ospite grazie al loro apparato boccale lungo e appuntito e ne succhiano il sangue.

Sintomi dell’infestazione

La conseguenza di un’infestazione da Linognathus setosus è un intenso prurito, che porta il cane a grattarsi fino a lesionarsi la cute. Questi pidocchi prediligono le aree che il cane non può raggiungere grattandosi con le zampe, come il collo.

Come avviene il contagio

Il Linognathus setosus si trasmette da un cane all’altro per contatto diretto. Anche la trasmissione tra specie differenti, come cane e volpe, è possibile, sempre per contatto diretto.

Trasmissione dal cane all’uomo

Linognathus setosus è un parassita che non infesta l’uomo. Non c’è rischio di contagio.

Ciclo di vita

Il ciclo di vita del Linognathus setosus è leggermente più lungo rispetto a quello di Trichodectes canis: la durata media è di 6 settimane. Anche questa specie depone gruppi di uova chiamati lendini saldamente ancorati alla base del pelo del cane.

Eliminare i pidocchi del cane

L’infestazione da pidocchi si può curare utilizzando appositi spray, shampoo e pipette antiparassitarie. Questi prodotti da banco garantiscono un’azione molto efficace nell’eliminazione della pediculosi canina.

Poiché il pidocchio compie il suo ciclo vitale sulla cute del cane non è necessario disinfestare l’ambiente domestico.

*Prima di intraprendere qualsiasi azione vi consigliamo di consultare il vostro veterinario di fiducia.

Approfondimenti

  1. Trichodectes canis : su en.wikipedia.org
  2. Linognathus setosus: su www.sciencedirect.com

Appendice

Pappagalli parlanti

Domanda: Quali sono le specie di pappagalli parlanti?

Risposta: Esistono numerose specie di pappagalli che parlano. Molti pappagalli sono capaci di imitare alla perfezione i suoni dell’ambiente in cui vivono, compreso il linguaggio umano. Le specie che imparano meglio sono i pappagalli del genere Ara e il Pappagallo cenerino.

Perché i pappagalli parlano?

Non è corretto affermare che i pappagalli parlino; questi uccelli, invece, sono molto abili ad imitare i suoni che sentono, tra cui quello della voce umana.

La vocalizzazione è molto importante per i pappagalli: attraverso l’uso della voce possono trovare un partner per l’accoppiamento e la riproduzione, dare indicazioni ai membri del proprio stormo sui luoghi migliori per trovare cibo, difendere il territorio dai predatori e dagli intrusi dando grida d’allarme o di attacco.

I pappagalli imparano ad emettere i primi suoni dai genitori, già dopo la schiusa dell’uovo e in seguito apprendono molti altri vocalizzi dagli altri pappagalli del proprio branco.

Se un pappagallo si trova a suo agio in ambiente domestico, è probabile che imiterà alcune parole dei suoi proprietari. Utilizzando delle semplici tecniche di addestramento comportamentista, è possibile insegnare ai pappagalli il significato di alcune parole.

Quali sono i pappagalli che parlano?

Pappagallo cenerino

Il pappagallo cenerino (Psittacus erithacus) è forse il più conosciuto tra i pappagalli parlanti. Questa specie è dotata di una straordinaria intelligenza, che gli permette di memorizzare e ripetere centinaia di parole del linguaggio umano.

Nel 1999 un addestratore specializzato nell’addestramento dei pappagalli istruì un pappagallo cenerino a riconoscere una serie di oggetti; se mostrava al pappagallo uno di questi oggetti, l’animale lo indicava per nome; se l’addestratore mostrava un oggetto sconosciuto, il pappagallo diceva “nessuno”.

Il pappagallo cenerino è originario delle foreste dell’Africa occidentale ed è considerato una specie a rischio a causa della cattura indiscriminata dei giovani esemplari per la vendita.

Pappagalli Ara

I pappagalli della famiglia Ara sono, insieme al cenerino, i migliori imitatori di suoni. Questi pappagalli sono originari delle foreste equatoriali dell’America Meridionale.

Con un addestramento adeguato, i pappagalli Ara possono imparare il nome del proprietario e il nome dei cibi che mangiano.

Cosa mangiano le tartarughe di terra

Domanda: Cosa mangiano le tartarughe di terra?

Risposta: Dipende. La maggior parte delle tartarughe di terra è erbivora: si nutrono esclusivamente di erbe spontanee. Altre sono onnivore e hanno una dieta prevalentemente vegetariana ma con l’aggiunta di pasti occasionali a base di insetti e molluschi (come le chiocciole).

Cosa mangiano le tartarughe di terra?

Prima di rispondere è bene identificare la tartaruga. Alcune delle tartarughe di terra più diffuse in Italia, come Testudo Hermanni e Testudo Ibera sono animali strettamente erbivori.

Se non sapete a quale specie appartiene, consultate un veterinario specializzato nella cura di questi animali.

L’alimentazione corretta dovrebbe fornire calcio e fibre; questi elementi si trovano naturalmente nelle erbe di campo, che contengono anche sali minerali e altri principi nutritivi utili per la salute animale.

La dieta dovrebbe essere composta per il 90% da:

  1. Erbe spontanee (in grande quantità)
  2. Erba secca
  3. Radicchio
  4. Indivia
  5. Cicoria
  6. Insalata fresca
  7. Zucchine
  8. Verdure a foglia verde

Per il rimanente 10% si possono somministrare frutti.

Attenzione: Prima di somministrare frutta e verdura alla tartaruga dovrete lavarla scrupolosamente. Questi animali sono molto sensibili alla presenza di fitofarmaci o pesticidi.

Attenzione: Cavoli, broccoli, cavolfiori, pomodori e melanzane (in generale tutti gli ortaggi appartenenti alla famiglia delle brassicacee e a quella delle solanacee) devono essere somministrati in piccole quantità poiché possono causare problemi intestinali alla tartaruga.

La dieta ideale

La dieta ideale è quella naturale. Lasciate la vostra tartaruga di terra in giardino e si nutrirà in autonomia con le erbe spontanee che crescono. Potete seminare delle aiuole con fiori di campo apposta per lei.
Ma fate attenzione ai fitofarmaci e ai pesticidi: le tartarughe devono pascolare esclusivamente in spazi verdi non trattati.

Se la tartaruga pascola in giardino, assicuratevi che siano disponibili tante erbe di campo diverse.

Se la tartaruga non ha un giardino a disposizione, variate il più possibile le verdure che mangerà, prediligendo il radicchio, la cicoria, l’indivia e la scarola.

Quanto vive un gatto?

Quanto vive un gatto? Qual è la sua vita media? Fortunatamente, i gatti sono animali molto longevi. Se ci prendiamo cura di loro e li manteniamo in buona salute, vivono in media 15 anni. Alcuni gatti particolarmente longevi possono raggiungere i 20 anni di età.

Quanto vive un gatto di razza?

Ci sono differenze tra la vita media di un gatto di razza e di un incrocio? In effetti, razze differenti hanno un’aspettativa di vita differente. Per fare un esempio: la vita media di un gatto di razza siamese è di circa 13 anni, mentre il gatto persiano raggiunge i 14-15 anni.

Le variazioni non sono significative (1-2 anni); molto dipende dallo stile di vita del gatto in questione. Un gatto randagio, infatti, ha un’aspettativa di vita non superiore a 7-8 anni, che raddoppiano nel caso dei felini cresciuti in appartamento.

Aumentare la vita media del gatto

L’aspettativa di vita del gatto dipende per la maggior parte da fattori che sono al di fuori del nostro controllo: malattie, incidenti, caratteristiche genetiche.

Tuttavia, se ci prendiamo cura correttamente del nostro gatto, possiamo aumentare la durata media della sua vita mantenendo in salute il suo organismo. Ecco un elenco di buone pratiche da seguire:

  1. Nutrire il gatto con cibo di buona qualità (chiedete consiglio al vostro veterinario di fiducia, che saprà indicarvi l’alimento più adatto per il vostro gatto).
  2. Dosare correttamente il cibo; nei gatti l’obesità è una condizione frequente, che riduce drasticamente la vita media. Se ritenete che il vostro gatto sia sovrappeso, consultate il vostro veterinario.
  3. Fate visitare periodicamente il gatto dal veterinario; una visita di controllo in occasione delle vaccinazioni è sufficiente per la maggior parte degli animali.
  4. Cambiate spesso l’acqua nella ciotola del gatto; i nostri amici a quattro zampe non amano bere, men che meno se l’acqua nella ciotola non è fresca e limpida. Una corretta idratazione è fondamentale per mantenersi in salute, anche per i gatti.
  5. Castrate o sterilizzate il vostro gatto, se non è un riproduttore/fattrice; queste pratiche aumentano in modo sensibile l’aspettativa di vita dell’animale.

Libri consigliati:

Gatto. Il libro completo. Storia, caratteristiche, tutte le razze. De Vecchi. 2018

Axolotl

L’axolotl (Ambystoma mexicanum), conosciuto anche come salamandra messicana, è un anfibio neotenico originario del Messico. Allo stato selvatico si trova nel lago Xochimilco e negli altri laghi nei dintorni di Città del Messico.

L’axolotl viene allevato e riprodotto con successo in cattività. Allo stato selvatico, invece è una specie a rischio critico di estinzione, a causa dell’inquinamento e della distruzione del suo habitat.

Aspetto dell’axolotl

L’axolotl è una salamandra lunga da 15 a 23 centimetri. Sono stati avvistati esemplari da 30 a 45 centimetri, ma si tratta di casi eccezionali.

Esistono quattro diverse pigmentazioni della pelle:

  • leucistico (rosa pallido)
  • albino (dorato)
  • melanoide (nero senza macchie)
  • assantico (grigio)

Gli allevatori selezionano prevalentemente axolotl leucistici e albini, più ricercati dagli appassionati per la livrea esotica.

L’axolotl possiede tre paia di branchie appena dietro la testa, con le quali smuove l’acqua catturando l’ossigeno.

Queste salamandre sono capaci di rigenerare le ferite in modo completo, senza cicatrici o menomazioni: un axolotl può rigenerare arti, parti di organi danneggiate e perfino parte del cervello.

Alimentazione

L’axolotl si nutre di insetti, pesciolini, piccoli molluschi e crostacei. Come la maggior parte degli anfibi, queste salamandre sono estremamente voraci.

Allevare l’axolotl

Acquistare un axolotl

Importante – L’axolotl è una specie a rischio di estinzione. Per questo motivo, tutti gli esemplari venduti o acquistati devono essere provvisti di certificazione CITES che attesti il fatto che gli esemplari ceduti non sono stati catturati allo stato selvatico. Possedere un esemplare di salamandra messicana sprovvista di questo documento espone il proprietario a conseguenze legali. Per questa ragione raccomandiamo di non acquistare esemplari sprovvisti di certificazione CITES.

L’acquario

Introduzione – L’axolotl si può allevare in acquario, a patto di allestire un ambiente adatto alle sue esigenze. Per allevare un esemplare singolo, è necessaria una vasca da 100 litri. Se possibile, sarebbe meglio optare per un acquario più grande, da 160 a 200 litri. Per allevare una coppia di salamandre è indicato un acquario da 200 litri. Un acquario troppo piccolo è fortemente sconsigliato: lo spazio insufficiente provoca stress e può condurre gli animali ad una morte precoce. L’acquario non dovrà essere condiviso con altre specie: l’axolotl è un predatore aggressivo che divorerebbe qualsiasi specie più piccola.

Temperatura dell’acqua – L’acqua deve essere fredda, con una temperatura compresa tra 10°C e 20°C. Non occorre utilizzare un riscaldatore d’acqua, mentre è indispensabile un buon filtro esterno per mantenere l’acqua ossigenata e microfiltrata.

Substrato – Il substrato dell’acquario deve essere costituito da sabbia finissima; evitate la sabbia grossa o i piccoli sassi: l’axolotl li mangerebbe rischiando un’occlusione intestinale dagli esiti fatali.

Filtro – L’axolotl adulto raggiunge grandi dimensioni (35cm) e come tutti gli anfibi carnivori produce una grande quantità di rifiuti. Assicuratevi di utilizzare un filtro esterno adeguato per mantenere l’acquario pulito.

Alimentazione

Dieta – L’axolotl si può alimentare con una dieta variegata a base di larve, insetti, piccoli molluschi e crostacei. Come per altre specie di rettili e anfibi, è importante che la dieta sia variegata: evitate di somministrare sempre lo stesso pasto o incorrerete in pericolose carenze nutrizionali.

Frequenza dei pasti – Gli esemplari fino a 2 anni di età vanno alimentati ogni giorno, mentre raggiunta l’età adulta saranno sufficienti due pasti settimanali.

Salute

La salamandra messicana è un anfibio molto robusto: non ha particolari esigenze se non quella di avere uno spazio adeguato.

I principali fattori di rischio per questa specie sono due: l’acqua troppo acida e l’acqua troppo calda. L’axolotl vive in laghi freddi: la temperatura dell’acqua non dovrebbe mai superare i 20°C. Inoltre, predilige l’acqua dura, con un PH superiore a 7 e inferiore a 8.

Animali con la A

Elenco di animali con la A (animali il cui nome comune comincia con la lettera A).

Animali con la A

  1. Acciughe (Engraulis): qualsiasi pesce marino appartenente alla famiglia Engraulidae.
  2. Achatina (Achatina): genere di molluschi gasteropodi al quale appartengono le cosiddette “lumache giganti africane”.
  3. Afidi (Aphidoidea): conosciuti come “pidocchi delle piante”, sono insetti che si nutrono della linfa che sottraggono alle piante.
  4. Aironi (Ardeidae): uccellli appartenenti alla famiglia Ardeidae. Sono uccelli trampolieri dal collo allungato, dal becco lungo e dall’aspetto molto slanciato.
  5. Albatro urlatore (Diomedea exulans): uccello con l’apertura alare più ampia del mondo (fino a 350cm). Si tratta di un uccello marino che si ferma raramente sulla terraferma.
  6. Alce (Alces alces): cervide di grandi dimensioni dai palchi (comunemente chiamati “corna) piatti.
  7. Allocco (Strix aluco): piccolo rapace notturno diffuso negli habitat forestali italiani, europei e africani.
  8. Allodola (Alauda arvensis): piccolo uccello passeriforme.
  9. Alpaca (Vicugna pacos): camelide sudamericano dall’aspetto simile al lama, allevato per la sua lana pregiata e per il latte.
  10. Anaconde (Eunectes): famiglia di grossi serpenti costrittori originari del continente americano.
  11. Anatre (Anatidi): famiglia di uccelli acquatici, generalmente migratori.
  12. Anguilla (Anguilla anguilla): pesce dalla forma allungata, vive nelle acque salmastre alla foce dei fiumi. Tutte le anguille raggiungono il Mar dei Sargassi per la riproduzione.
  13. Anguilla elettrica (Electrophorus electricus): pesce elettroforo dalla forma allungata. L’anguilla elettrica è capace di generare scariche della potenza di 850 volt.
  14. Antilopi (Antilopini): famiglia di bovini a cui appartengono le gazzelle.
  15. Ape europea (Apis mellifera): insetto impollinatore diffuso in tutto il continente europeo. Queste api sono capaci di produrre il miele.
  16. Aquila reale (Aquila chrysaetos): grosso rapace diurno.
  17. Aquila di mare (Haliaeetus albicilla): grosso rapace diurno che vive e nidifica nelle aree nebbiose, come paludi e delta dei fiumi.
  18. Ara
  19. Aragosta mediterranea (Palinurus elephas): grosso crostaceo privo di chele, a differenza dell’astice.
  20. Arapaima: genere che comprende alcuni grossi pesci d’acqua dolce tipici dell’Amazzonia, che raggiungono i 3 metri di lunghezza.
  21. Argali (Ovis ammon): pecora selvatica asiatica, è la specie di pecora selvatica più grande.
  22. Argonauta (Argonauta argo): mollusco cefalopode marino che vive a grande profondità.
  23. Aringa (Clupea harengus): pesce marino.
  24. Armadilli (Dasypodoidea): famiglia di mammiferi protetti da una corazza ossea.
  25. Arpia (Harpia harpyja): grosso uccello rapace appartenente alla famiglia degli Accipitridi.
  26. Arvicola campestre (Microtus arvalis): è il comune topo campagnolo, roditore di piccole dimensioni diffuso in tutto il mondo.
  27. Asino (Equus africanus asinus): equino addomesticato, utilizzato dall’uomo sin dall’antichità per trasportare carichi e compiere lavori agricoli.
  28. Assiolo (Otus scops): è il più piccolo rapace notturno europeo, più piccolo perfino della civetta nana. Le sue dimensioni sono quelle di un merlo.
  29. Astice americano (Homarus americanus): crostaceo marino di colore blu acceso o rosso acceso. Questo predatore ha due chele, una più grande per frantumare il guscio dei molluschi di cui si nutre e una più piccola per estrarre la preda.
  30. Astice europeo (Homarus gammarus): crostaceo marino simile all’astice americano; la differenza principale è il colore del guscio, dai colori meno vivaci.
  31. Astore (Accipiter gentilis): rapace diurno di medie dimensioni, il cui peso va da 0,5 a 2 kg e l’apertura alare da 80 cm a 120 cm.
  32. Attinie (Actiniaria): le attinie sono polipi marini privi di scheletro e di esoscheletro. Le attinie più famose sono gli “anemoni di mare” e i “pomodori di mare”. Esistono oltre 1200 specie di attinie conosciute.
  33. Avvoltoio: nome comune con cui vengono indicati numerosi uccelli saprofagi (uccelli “spazzini” che si nutrono di carcasse), caratterizzati dalla testa e dal collo privi di piume.
  34. Axolotl (Ambystoma mexicanum): salamandra che popola i laghi del Messico, dotata di tre paia di branchie che sporgono sopra la testa, simili a tentacoli. L’axolotl viene allevato in cattività, soprattutto nella variante leucocistica, di colore rosa.
  35. Aye Aye (Daubentonia madagascariensis): primate simile a un lemure che vive nelle foreste del Madagascar.

Conoscete altri animali con la A? Scriveteci: saremo felici di aggiungerli a questo elenco!

Cani italiani: scoprite le razze canine italiane

Conoscete i cani italiani? Esistono più di 10 razze canine italiane? Siete nel posto giusto: scorrete l’articolo per scoprirle tutte.

Cani italiani da compagnia

1 Volpino italiano

Volpino italiano (foto da: The Green Dog Show)

Questo piccolo cane da compagnia era diffuso in Italia già nel Rinascimento.

Nonostante le piccole dimensioni, il volpino italiano è un cane audace e dal carattere forte. Estremamente territoriale, è un grande abbaiatore.

2 Bolognese

Bolognese

Questo cane viene allevato a Bologna fin dal 1200 e nel tempo è diventato popolare presso le corti nobiliari di tutt’Europa.

Docile, intelligente, affettuoso e vivace il Bolognese è adatto alla vita in famiglia ed è un compagno di giochi ideale per i bambini (purché lo trattino con rispetto e con la dovuta delicatezza).

3 Maltese

Maltese

Il nome non deve trarre in inganno: il maltese era un cane da compagnia molto apprezzato nelle case romane ed è probabile che l’origine di questa razza sia proprio italiana.

Docile e intelligente, il maltese è un cane affettuoso, adatto alla vita domestica.

Cani italiani da caccia e da cerca

4 Lagotto romagnolo

Lagotto romagnolo

Questo cane di taglia media è originario delle zone paludose del delta del Po. Allevato sin dall’antichità, un tempo il lagotto era usato per il riporto e per la cerca in acqua, mentre oggi è la razza prediletta per la cerca del tartufo.

Questo cane ha un fiuto impareggiabile e una grande intelligenza. Facile da addestrare, ha un ottimo carattere.

5 Piccolo levriero italiano

Piccolo levriero italiano

Questo cane è originario della Lombardia, dove si hanno tracce della razzia già nel 3000 a.C. Anticamente veniva utilizzato per la caccia alla lepre.

Il piccolo levriero italiano è un cane docile e mite: compagno ideale dell’uomo, la sua devozione per la famiglia è proverbiale. Per questa ragione è uno tra i cani italiani più amati.

6 Spinone italiano

Spinone italiano

Conosciuto anticamente come Griffone, lo spinone è un cane da caccia dalle qualità eccezionali. Impiegato per la ferma delle prede, è capace di attraversare a grande velocità anche i terreni accidentati. La sua abilità nella caccia ha fatto sì che questa razza italiana fosse esportata in tutto il mondo.

Docile e fiero, lo spinone è un cane dalla grande pazienza, adatto alla vita in famiglia e anche alla compagnia dei bambini. Come gli altri cani selezionati per la caccia, ha un livello elevato di energia e ha bisogno di un padrone esperto ed autorevole.

7 Cirneco dell’Etna

Cirneco dell’Etna (foto da: Enci)

Questo cane da caccia primitivo a pelo corto è specializzato nella caccia alla lepre e ai conigli. Il suo aspetto ricorda quello dei levrieri.

Il cirneco è un cane dalle doti sportive eccezionali: può raggiungere la velocità di 45 km/h nella corsa e ha un alto livello di energia. Non è adatto alla vita di appartamento.

8 Bracco italiano

Bracco italiano

Ottimo cane da ferma, ha un carattere docile e sensibile ed è particolarmente adatto all’addestramento.

Il bracco italiano si distingue per la sua grande docilità nei confronti dell’uomo e nella scarsa aggressività.

9 Segugio italiano

Segugio italiano

Cane da caccia vivace e coraggioso, il segugio italiano non è mai aggressivo con l’uomo e raramente con gli altri cani.

Nonostante abbia bisogno della presenza dell’uomo, nel segugio domina l’istinto del cacciatore e questo cane può allontanarsi da casa anche per molte decine di chilometri (e per giorni) fintanto che insegue una preda.

Cani italiani da difesa

10 Cane corso

Cane corso

Il suo nome non deriva dalla Corsica, ma dai cortili (cohors in latino). Anticamente, infatti, era un cane da guardia impiegato nelle ville romane nell’Italia del Sud.

Il cane corso è un ottimo guardiano, vigile e silenzioso, ma deve essere addestrato da una persona esperta.

11 Mastino napoletano

Mastino Napoletano (foto da: Pixabay)

Il mastino napoletano è un cane da guardia di grandi dimensioni, allevato fin dai tempi dei Romani. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, questi cani vennero usati come “soldati” dai briganti, in rivolta contro l’esercito sabaudo. Per questo motivo il mastino napoletano ha rischiato l’estinzione.

Cane dalla stazza imponente e dal carattere forte, necessità di un padrone autorevole che gli trasmetta equilibrio.

Cani italiani da pastore

12 Pastore maremmano

Pastori maremmani

Cane da pastore dalle qualità eccezionali, si è sviluppato sull’Appennino Abruzzese ed è stato per secoli il compagno fidato dei pastori abruzzesi.

Il pastore maremmano ha bisogno di spazio, di movimento e di un padrone autorevole che lo addestri con fermezza.

13 Pastore bergamasco

Pastori bergamaschi (foto da: Ticinonline)

Cane da pastore conosciuto per il suo pelo estremamente bizzarro: infatti, è coperto di “trecce” che si formano naturalmente e che sono il tratto distintivo della razza.

Come tutti i pastori è un cane molto ricettivo all’addestramento, ma la sua gestione richiede esperienza e fermezza.

Libri consigliati:

Cani. Tutte le razze. Storia, caratteristiche, impieghi, attitudini. De Vecchi. 2017

Cani che non crescono: 10 razze di taglia piccola

Volete scoprire quali sono le razze di cani che non crescono e rimangono piccolissimi? Scorrete l’articolo e le scoprirete tutte.

Cani che non crescono (taglia piccolissima)

1 Chihuahua

Chihuahua (foto da: Pixabay)

Il Chihuahua è tra le razze canine più piccole. Da adulto raggiunge il peso di 1,5-2kg.

Nonostante le piccole dimensioni, questo cane è particolarmente intrepido.

3 Volpino di Pomerania

Volpino di Pomerania (foto da: Pixabay)

Il Pomerania è un cane di taglia piccolissima. Il peso di un adulto raggiunge al massimo i 4 gk e solitamente si attesta intorno ai 2 kg.

Il Pomerania è leale al padrone, che difende dagli estranei con grande coraggio.

5 Russian Toy

Russian Toy (foto da: Wikipedia)

Il Russian Toy (o Russkyi Toy) è un cane miniatura poco più grande del Chihuahua, che supera di rado i 3 kg di peso.

Cani che non crescono (taglia piccola)

2 Pischer nano

Pinscher nano (foto da: Pixabay)

Il pinscher nano è un cane di taglia piccola, che non supera mai i 6 kg di peso (solitamente il peso di un adulto è di 4-5 kg).

Questo cane è piuttosto diffidente verso gli sconosciuti e potrebbe rivelarsi aggressivo verso gli estranei. Necessita di una buona educazione e di un’adeguata socializzazione con gli altri cani; non è un cane adatto ai principianti, se non sono seguiti da un addestratore.

Il Pomerania è un cane di taglia piccolissima. Il peso di un adulto raggiunge al massimo i 4 gk e solitamente si attesta intorno ai 2 kg.

Il Pomerania è leale al padrone, che difende dagli estranei con grande coraggio.

4 Bolognese

Bichon Bolognese (foto da: Pixabay)

Ottimo cane da compagnia di origini italiane, il Bichon Bolognese è un cane particolarmente adatto alla vita in famiglia. Docile ed affettuoso, è adatto anche ai bambini.

6 Barboncino Toy

Barboncino Nano (foto da: Pixabay)

Il Barboncino Toy è un cane da compagnia dalle doti eccezionali: dolce e sensibile, è adatto anche alle famiglie con bambini e non richiede una grande esperienza.

Il Barboncino Toy pesa da 4 a 8 kg e raggiunge un’altezza al garrese tra 24 e 35 kg.

7 Bassotto

Bassotti nani (foto da: Pixabay)

Questo cane di taglia piccola ha un passato da cacciatore: veniva utilizzato per scovare gli animali da tana (volpi e tassi).

Il Bassotto è un cane dal carattere forte: testardo e coraggioso, richiede un padrone autorevole e un po’ di fermezza.

8 Maltese

Maltese (foto da: Pixabay)

Cane di taglia piccolissima, il Maltese è tra i cani da compagnia più apprezzati per via del suo carattere. Questa razza è allevata dai tempi dell’Antica Grecia, quando veniva utilizzata per dare la caccia ai topi.

Intelligente e vivace, è estremamente affettuoso. Il Maltese è un cane che apprende facilmente e che ama collaborare con il suo padrone.

Dolce e protettivo con i bambini, è un ottimo cane per la famiglia. Per questa ragione è uno tra i cani che non crescono più indicati.

9 Papillon

Epagneul nano continentale, detto Papillon (foto da: Pixabay)

Il Papillon è una cane da compagnia di taglia piccolissima dall’intelligenza straordinaria.

10 Carlino

Carlino (foto da: Pixabay)

Il Carlino è un cane da compagnia di taglia piccola, particolarmente adatto alla vita in appartamento.

Non ha particolari esigenze, è di buon carattere e va d’accordo con bambini e altri animali.

Libri consigliati:

Cani. Tutte le razze. Storia, caratteristiche, impieghi, attitudini. De Vecchi. 2017