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Categoria: uccelli

Galline Moroseta

Le galline moroseta sono originarie del continente asiatico, dove vengono allevate fin dal 1200 per il loro piumaggio morbido come la seta. Un’altra caratteristica peculiare di questa razza è la pelle, di colore nero-bluastro. La moroseta è una gallina di dimensioni più piccole rispetto alle altre razze; esiste anche una varietà nana di origine europea.

In passato queste galline venivano allevate come animali ornamentali per via del loro aspetto bizzarro e ricercato. Le galline moroseta non richiedono particolari cure: è sufficiente un pollaio ben attrezzato e uno spazio esterno per il pascolo, come per le altre ovaiole.

Le uova di questa razza di gallina sono particolarmente ricercate per il contenuto elevato di vitamina D, superiore a quello delle altre ovaiole. Ciononostante, le galline moroseta non depongono un gran numero di uova durante l’anno (2-3 uova per settimana); per questa ragione è sconsigliato allevare esclusivamente questa razza se vuoi una produzione consistente di uova fresche.

Le galline moroseta sono particolarmente socievoli: si lasciano maneggiare e accarezzare di buon grado dall’uomo. Sono animali ideali per qualsiasi pollaio: sono tranquille e piuttosto silenzione, non volano e hanno una scarsa propensione a fuggire e ad allontanarsi dal posatoio.

Se vuoi allevare alcuni esemplari di gallina moroseta ti suggeriamo di leggere la nostra Breve guida per allevare galline ovaiole in giardino.
Come abbiamo già anticipato, questa razza ha le stesse esigenze delle altre galline (pollaio, alimentazione, pascolo).

Domande frequenti sulle galline moroseta

Quante uova fa una gallina moroseta? Se allevata in condizioni ideali una gallina moroseta può produrre da 2 a 3 uova ogni settimana. Nell’arco dell’anno arriva a produrre un centinaio di uova (che diminuiscono dopo i 2 anni di età).

Quanto costa una gallina moroseta? Un pulcino si può acquistare a partire da 25€ per capo, che aumentano fino a 80€ per un esemplare da esposizione.

Cosa mangiano le galline

Cosa mangiano le galline. Consigli per una dieta equilibrata.

Cosa mangiano le galline

Il pascolo

Le galline ricavano la maggior parte del nutrimento di cui hanno bisogno razzolando, ovvero setacciando il pascolo alla ricerca di insetti e radici. Un pascolo ricco di vegetazione (trifoglio, tarassaco, piantaggine, cicoria, etc.) è fondamentale per garantire alle galline una dieta equilibrata.

I pasti

Le galline dovrebbero mangiare due volte al giorno: nel primo pomeriggio e all’imbrunire. Questi pasti servono ad integrare la dieta delle galline con i carboidrati e le proteine che non sono riuscite a procurarsi razzolando. Se alimenti le galline al mattino, correrai il rischio che siano già sazie e non razzolino a sufficienza durante il pascolo; in questo modo perderebbero nutrienti preziosi. È meglio aspettare le ore più calde della giornata e la sera, dopo che le avrai rinchiuse nel pollaio.

Molti allevatori alimentano le galline con gli avanzi della cucina e con grandi quantità di pane raffermo: questa dieta è molto gradita dagli animali (le galline si nutrono di qualsiasi cosa a portata di becco!) ma non è funzionale al loro benessere, poiché eccede in zuccheri e grassi.

Una dieta bilanciata è costituita da una miscela di: granaglie, semi oleosi, legumi spezzati e elementi trituratori.

Gli elementi trituratori sono: sabbia, piccoli sassolini, gusci di ostrica spezzettati e frammenti di guscio di lumaca. Vanno integrati in piccole quantità nel mangime delle galline e non dovrebbero mai mancare: oltre ad essere una fonte di calcio e minerali, assicurano la corretta digestione delle granaglie.

Puoi utilizzare una miscela così composta:

65% granaglie (mais spezzato, crusca di frumento, cruschello, orzo)
20% legumi (piselli spezzati, favino, soia spezzata)
10% semi oleosi (semi di girasole, lino e canapa)
5% elementi trituratori

Non utilizzare un singolo legume o cereale, ma assicurati di mescolare più alimenti insieme: in questo modo renderai il pasto più appetibile e vario. Ricorda che la varietà è il segreto di ogni dieta ben bilanciata (anche per l’uomo).

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Allevare galline

Breve guida per allevare galline ovaiole in giardino.

Prima di cominciare vogliamo rispondere alle due domande più comuni quando si parla di galline ovaiole.

Quante uova depone una gallina? La quantità di uova deposte da una gallina dipende dalla sua età: le galline depongono un numero maggiore di uova nei primi due anni di vita; le uova diminuiscono negli anni successivi e dopo i 5 anni la deposizione si arresta quasi completamente. Una gallina giovane (dal sesto mese fino ai 2 anni di vita) produce un numero di uova tra 100 e 300. La quantità di uova prodotte dipende da una varietà di fattori: lo stato di salute dell’animale, lo stress ambientale, la temperatura e la disponibilità di un pollaio adeguato.

Quanto vive una gallina? Le galline allevate all’aria aperta raggiungono un’età media di 9-10 anni. Non sono rari i casi di galline che hanno raggiunto e superato i 15 anni di età! Le specie più pesanti vivono meno rispetto alle varietà rustiche.

Allevare galline: le basi

Le galline hanno bisogno di un ricovero (il pollaio) e di un’area di pascolo (cortile, giardino o prato). Durante il giorno dovrai aprire il pollaio per permettere alle galline di pascolare liberamente, mentre al tramonto dovrai far rientrare tutti gli animali all’interno del pollaio che andrà chiuso per evitare l’ingresso di volpi e altri predatori di galline.

Il pollaio

Il pollaio dovrà contenere: il posatoio su cui le galline deporranno le uova, la mangiatoia e l’abbeveratoio (ti consigliamo di usare un abbeveratoio per pollame). È possibile acquistare pollai in legno e rete metallica già assemblati o da assemblare. Il numero di galline non può superare i 6 esemplari per mq.

Sul posatoio dovrai ricavare un giaciglio per ogni gallina: puoi utilizzare una cassetta di plastica bassa riempita di paglia. È qui che la gallina deporrà le uova.

La mangiatoia infine potrà consistere in una vaschetta metallica in cui inserire ogni giorno il pasto delle tue galline. Assicurati di mantenere pulita la mangiatoia, rimuovendo ogni giorno gli avanzi di cibo e sciacquandola periodicamente: eviterai la formazione di muffe e cattivi odori.

L’area di pascolo

Le galline trascorreranno la maggior parte della loro giornata a razzolare nell’area di pascolo. Ogni gallina dovrebbe avere a disposizione almeno 4 mq di pascolo secondo le normative, ma se possibile è meglio abbondare.

Se l’area di pascolo confina con altre proprietà private o con una strada, dovrai recintarla con una rete metallica, per evitare che le galline possano fuggire.

Alimentazione

Le galline sono onnivore; dovrai nutrirle con una miscela di granaglie, legumi e semi oleosi. Inoltre dovrai assicurarti che il terreno di pascolo sia ricco di erbe spontanee e insetti. Ti consigliamo di leggere la nostra guida sull’alimentazione delle galline.

Uccelli che non volano

Sapevi che esistono alcune decine di uccelli che non volano? Queste specie, per varie ragioni, sono incapaci di volare. Scopri quali sono.

Uccelli che non volano

uccelli che non volano pollo

Pollo

Il pollo (o gallo domestico) è un uccello capace di volare solo per brevi distanze e non è in grado di raggiungere altezze considerevoli (può al più superare una staccionata).

uccelli che non volano tacchino

Tacchino

I tacchini domestici sono incapaci di volare. Alcune specie di tacchini selvatici, invece, sono in grado di volare per brevi tratti, ad esempio, per rifugiarsi su un albero.

uccelli che non volano nandù

Nandù

Il Nandù è un grosso uccello originario del Sud America. Non è in grado di volare, ma è un ottimo corridore, che può superare gli 80 km/h.

uccelli che non volano emù

E

L’Emù è un uccello corridore, come lo Struzzo e il Nandù. Può raggiungere i 50 kg di peso. L’Emù è originario dell’Australia.

uccelli che non volano casuario

Casuario

Originario delle foreste di mangrovie dell’Oceania, il Casuario è un uccello terrestre piuttosto aggressivo, anche nei confronti dell’uomo. Ha il piumaggio nero e la pelle del collo rossa e blu.

uccelli che non volano struzzo

Struzzo

È l’uccello più grande del mondo: può raggiungere i 180 kg di peso. Lo struzzo è un corridore eccellente, che può superare i 90 km/h. Questa specie è originaria dell’Africa.

uccelli che non volano weka

Weka

Il Weka è un uccello originario della Nuova Zelanda. È curioso e non ha paura dell’uomo. In passato le popolazioni Maori cacciavano i Weka per la loro carne.

uccelli che non volano takahe

Takahe

Si pensava che questa specie fosse estinta, ma alcuni esemplari sono stati avvistati recentemente. Il Takahe è originario della Nuova Zelanda.

uccelli che non volano cormorano attero

Cormorano attero

Questo cormorano, originario delle isole Galapagos, ha perso la capacità di volare a causa di una mutazione genetica che ha atrofizzato le sue ali.

uccelli che non volano kakapo

Kakapo

Anche se non può volare, il Kakapo è un buon corridore e un ottimo arrampicatore, grazie alle sue zampe robuste. Vive in Nuova Zelanda.

uccelli che non volano pinguini

Pinguini

I pinguini sono uccelli nuotatori che popolano l’emisfero boreale. Esistono 18 specie di pinguini: nessuna di queste è in grado di volare, ma sono eccellenti nuotatori.

uccelli che non volano kiwi

Kiwi

Uccello simbolo della Nuova Zelanda, il Kiwi è grande all’incirca come una gallina ed è incapace di volare. È un uccello notturno piuttosto timido e pauroso.

La maggior parte degli uccelli che non volano si trovano in Nuova Zelanda. La ragione è molto semplice: su quest’isola non sono presenti mammiferi predatori (come volpi, faine, cani e gatti) né piccoli mammiferi erbivori. L’assenza di predatori ha permesso alle specie di uccelli atteri (cioè gli uccelli privi di ali) di sopravvivere indisturbati, occupando la nicchia ecologica che nelle altre regioni è occupata dai mammiferi.

Altri uccelli invece hanno modificato il loro aspetto per adattarsi meglio all’ambiente: i grossi uccelli corridori, per esempio, hanno aumentato le proprie dimensioni e sviluppato grandi zampe adatte alla corsa per riuscire a catturare meglio le prede presenti nel proprio habitat.

Photo/Credits:
Kakapo: Jake Osborne, Flickr.com

Cosa mangiano i pappagalli

Vuoi sapere cosa mangiano i pappagalli? Sei nel posto giusto: in questo articolo scoprirai le abitudini alimentari di questi coloratissimi uccelli.

pappagalli parlanti cosa mangiano

Cosa mangiano i pappagalli?

Prima di parlare della loro dieta, vi diamo alcune informazioni generali sui pappagalli. I pappagalli sono membri dell’ordine Psittaciformes, che comprende più di 350 specie di uccelli, tra cui parrocchetti, are, calopsitte e cacatua. Sebbene esistano molti tipi di pappagalli, tutti hanno alcuni tratti in comune. Ad esempio, per essere classificato come un pappagallo, l’uccello deve avere un becco ricurvo e i suoi piedi devono essere zigodattili, il che significa che ci sono quattro dita su ciascun piede con due dita che puntano in avanti e due che puntano indietro.

La maggior parte dei pappagalli selvatici vive nelle zone calde dell’emisfero australe, sebbene si possano trovare in molte altre regioni del mondo, come il Messico settentrionale. L’Australia, il Sud America e l’America centrale hanno la più grande diversità di specie di pappagalli.

La maggior parte dei pappagalli sono uccelli sociali che vivono in stormi. I pappagalli grigi africani vivono in stormi con da 20 a 30 uccelli.

E ora, veniamo all’alimentazione. I pappagalli sono onnivori, il che significa che possono mangiare sia carne che vegetali. La maggior parte dei pappagalli segue una dieta che include noci, fiori, frutta, germogli, semi e insetti. I semi sono il loro cibo preferito. Hanno mascelle forti che consentono loro di aprire i gusci delle noci ed estrarre il seme dal loro interno.

Anche i pappagalli domestici hanno una dieta varia, basata principalmente su semi, frutta e verdura. Di tanto in tanto occorre date ai pappagalli una piccola quantità di proteine ​​animali. Alcuni veterinari sconsigliano di proporre le uova.

Ecco una lista di frutta e verdura che i pappagalli mangiano:

  1. Mele
  2. Banane
  3. Agrumi
  4. Uva
  5. Mango
  6. Papaia
  7. Frutto della passione
  8. Melograno
  9. Pesche
  10. Asparago
  11. Barbabietole
  12. Peperoni
  13. Broccoli
  14. Funghi
  15. Zucca
  16. Carote
  17. Cavolo
  18. Pannocchia di mais
  19. Zucchine
  20. Spinaci
  21. Pomodori
  22. Porri
  23. Tarassaco
  24. Patate dolci
  25. Prezzemolo

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Pappagalli parlanti

Domanda: Quali sono le specie di pappagalli parlanti?

Risposta: Esistono numerose specie di pappagalli che parlano. Molti pappagalli sono capaci di imitare alla perfezione i suoni dell’ambiente in cui vivono, compreso il linguaggio umano. Le specie che imparano meglio sono i pappagalli del genere Ara e il Pappagallo cenerino.

Perché i pappagalli parlano?

Non è corretto affermare che i pappagalli parlino; questi uccelli, invece, sono molto abili ad imitare i suoni che sentono, tra cui quello della voce umana.

La vocalizzazione è molto importante per i pappagalli: attraverso l’uso della voce possono trovare un partner per l’accoppiamento e la riproduzione, dare indicazioni ai membri del proprio stormo sui luoghi migliori per trovare cibo, difendere il territorio dai predatori e dagli intrusi dando grida d’allarme o di attacco.

I pappagalli imparano ad emettere i primi suoni dai genitori, già dopo la schiusa dell’uovo e in seguito apprendono molti altri vocalizzi dagli altri pappagalli del proprio branco.

Se un pappagallo si trova a suo agio in ambiente domestico, è probabile che imiterà alcune parole dei suoi proprietari. Utilizzando delle semplici tecniche di addestramento comportamentista, è possibile insegnare ai pappagalli il significato di alcune parole.

Quali sono i pappagalli che parlano?

Pappagallo cenerino

pappagalli parlanti

Il pappagallo cenerino (Psittacus erithacus) è forse il più conosciuto tra i pappagalli parlanti. Questa specie è dotata di una straordinaria intelligenza, che gli permette di memorizzare e ripetere centinaia di parole del linguaggio umano.

Nel 1999 un addestratore specializzato nell’addestramento dei pappagalli istruì un pappagallo cenerino a riconoscere una serie di oggetti; se mostrava al pappagallo uno di questi oggetti, l’animale lo indicava per nome; se l’addestratore mostrava un oggetto sconosciuto, il pappagallo diceva “nessuno”.

Il pappagallo cenerino è originario delle foreste dell’Africa occidentale ed è considerato una specie a rischio a causa della cattura indiscriminata dei giovani esemplari per la vendita.

Pappagalli Ara

pappagalli parlanti quali sono i pappagalli che parlano

I pappagalli della famiglia Ara sono, insieme al cenerino, i migliori imitatori di suoni. Questi pappagalli sono originari delle foreste equatoriali dell’America Meridionale.

Con un addestramento adeguato, i pappagalli Ara possono imparare il nome del proprietario e il nome dei cibi che mangiano.