La sverminazione del gatto è un’operazione relativamente semplice, ma non bisogna sottovalutarla. I parassiti intestinali causano sintomatologie fastidiose e se vengono trascurati possono minacciare seriamente la salute dei nostri amici a quattro zampe.
Sverminazione del gatto
La sverminazione è un trattamento per via orale (dal costo di poche decine di euro) che permette di eliminare i parassiti che infestano il tratto intestinale del gatto. I vermi causano diarrea, vomito e gonfiore addominale. Se l’infestazione non viene trattata, questi sintomi peggiorano e il quadro clinico del gatto si aggrava progressivamente.
Sverminazione del gatto cucciolo
La sverminazione dei gattini comincia dopo il primo mese di vita, solitamente all’età di 6 settimane. Prima di cominciare col trattamento è opportuno far analizzare un campione di feci da veterinario: in questo modo potrà valutare la profilassi migliore. La sverminazione procede ogni 15 giorni fino ai 3 mesi di vita del gatto, poi prosegue a cadenza mensile fino a 6 mesi.
Successivamente è bene ripetere l’esame delle feci per accertarsi che il problema sia definitivamente risolto.
Sverminazione del gatto adulto
Anche i gatti adulti possono contrarre un’infestazione da vermi o altri parassiti intestinali, specialmente se hanno libero accesso all’esterno. Per mantenere la situazione sotto controllo è bene far analizzare periodicamente le feci del gatto adulto al veterinario: è necessario almeno un controllo annuale.
Se hai deciso di accogliere in casa un gatto randagio, è indispensabile sverminarlo utilizzando un prodotto specifico. Saranno sufficienti due somministrazioni: una all’ingresso in casa e una trascorsi 15 giorni dalla prima dose.
La sverminazione del gatto è un’operazione relativamente semplice, ma non bisogna sottovalutarla. I parassiti intestinali… Leggi tutto: Sverminazione del gatto
TAG: sverminazione del gatto
DISCALIMER: cuccioliamo.it è un sito informativo che non sostituisce in alcun modo il consulto di un veterinario. Le informazioni presenti in questa pagina non sono sufficienti a formulare una diagnosi né tantomeno ad intraprendere un percorso terapeutico. Se il tuo animale domestico sta male, ti consigliamo di portarlo al più presto dal tuo veterinario di fiducia.
La sverminazione del cane è un’operazione da non sottovalutare: per via delle sue abitudini, il cane è un ospite ideale per vermi e parassiti. Non c’è una sola specie di vermi che può infestare il tuo cane, ma decine di parassiti interni, ciascuno dei quali può causare sintomatologie diverse o rimanere asintomatico.
Sverminazione del cane
La sverminazione è un trattamento per via orale che permette di eliminare i parassiti che infestano il tratto intestinale del tuo cane. I vermi causano diarrea, vomito e abbattimento. Se l’infestazione non viene trattata, questi sintomi peggiorano e il quadro clinico del cane si aggrava progressivamente.
Sverminazione del cane cucciolo
I vermi intestinali sono particolarmente frequenti nei cuccioli. Inoltre, i cuccioli di cane sono infestati sin dalla nascita da una classe di vermi detti ascaridi, che vengono trasmessi dalla madre. Per questa ragione si procede con la sverminazione intorno al 31 giorno di vita del cucciolo, utilizzando un prodotto apposito che uccide i vermi adulti. Successivamente, si ripete la sverminazione dopo 3 settimane.
In seguito alla seconda sverminazione è bene far analizzare le feci del cucciolo al proprio veterinario, per accertarsi che non siano rimaste tracce di parassiti intestinali.
Sverminazione del cane adulto
Anche i cani adulti devono essere sverminati con regolarità due o tre volte all’anno. Infatti, il rischio di infestazioni da parassiti interni è sempre in agguato: i nostri cani amano annusare e leccare tutto ciò che trovano durante la passeggiata, col rischio – non trascurabile – di entrare a contatto con organismi parassiti.
Il rischio di contrarre vermi e parassiti si riduce seguendo alcune buone pratiche igieniche: lavare con cura la ciotola in cui mangia il cane, evitare che mangi cibo o carcasse durante la passeggiata. evitare la somministrazione di carne cruda non abbattuta termicamente, etc. Questi comportamenti sono utili e raccomandati, ma non possono sostituire la sverminazione periodica. Chiedi informazioni al tuo veterinario: la sverminazione è una procedura semplice ed economica (poche decine di euro l’anno) che garantirà una salute ottimale al tuo cane.
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In questo articolo scoprirai quali sono gli animali più velenosi del mondo. Tieniti forte!
Animali velenosi
Rana freccia
Nome scientifico: Phyllobates terribilis
Dove vive: Ande occidentali
La rana freccia è considerata l’animale più velenoso tra quelli studiati dai biologi. È sufficiente 0,1 mg del suo veleno per uccidere un uomo adulto. I nativi delle Ande strofinano le punte delle loro freccie sul dorso di questi anfibi per renderle ancor più letali. Non esiste antidoto alla batracotossina prodotta dalla rana freccia.
Polpo dagli anelli blu
Nome scientifico: Hapalochlaena lunulata
Dove vive: Oceano Indo-Pacifico
Questo piccolo polpo misura appena 10 cm di lunghezza, ma all’interno del suo becco si trovano dei batteri che producono la terribile tetradotossina, un veleno 100 volte più letale del cianuro. Il suo morso non è doloroso, ma bastano appena 90 minuti ad uccidere un uomo adulto. Non esiste alcun antidoto alla tetradotossina.
Taipan dell’interno
Nome scientifico: Oxyuranus microlepidotus
Dove vive: Australia
Il taipan è il serpente terrestre più velenoso del mondo: la quantità di veleno iniettata con un singolo morso è sufficiente ad uccidere 100 uomini adulti. Fortunatamente i taipan sono serpenti molto timidi, che preferiscono la fuga all’attacco.
Serpente bruno orientale
Nome scientifico: Pseudonaia textilis
Dove vive: Australia orientale
Il serpente bruno orientale è considerato il secondo serpente più velenoso dopo il taipan dell’interno. È la specie velenosa che causa il maggior numero di vittime in Australia ogni anno.
Vespa di mare
Nome scientifico: Chironex fleckeri
Dove vive: Oceano Pacifico
La vespa di mare è la cubomedusa che causa il maggior numero di morti al mondo. La sua puntura è estremamente dolorosa e causa la morte in pochi minuti. La vespa di mare causa decine di morti ogni anno.
Ragno dei cunicoli
Nome scientifico: Atrax robustus
Dove vive: Australia orientale
Questo aracnide è considerato il ragno più velenoso del mondo. Il suo morso è molto doloroso; dopo pochi minuti la respirazione diventa faticosa e la muscolatura comincia a contrarsi. Il veleno del ragno dei cunicoli può uccidere un bambino in soli 15 minuti.
Ragno delle banane
Nome scientifico: Phoneutria nigriventer
Dove vive: Brasile
Il veleno letale di questo ragno unito alla sua aggressività lo rendono molto pericoloso. Fortunatamente il suo veleno è letale solo nel 2-3% dei casi. Da quanto è stato sviluppato un antidoto efficacie non si sono più registrate vittime.
Mamba nero
Nome scientifico: Dendroaspis polylepis
Dove vive: Africa
Questo serpente deve il suo nome all’interno della sua bocca, completamente nero. Il suo morso è in grado di uccidere un uomo in pochi minuti. La quantità di veleno iniettata con un singolo morso è sufficiente ad uccidere 10 adulti.
Pesce pietra
Nome scientifico: Synanceia verrucosa
Dimensioni: Mar Rosso e Oceano Indo-Pacifico
Il pesce pietra è il più velenoso tra i pesci conosciuti. Dalle sue spine fuoriesce una potente cardiotossina, dagli effetti letali. Per fortuna è disponibile un antidoto al veleno.
Serpente di mare dagli anelli
Nome scientifico: Laticauda colubrina
Dove vive: Oceano Indo-Pacifico
Questo serpente marino possiede un veleno letale, in grado di uccidere le sue vittime in pochi minuti. Tuttavia, si tratta di un animale piuttosto timido e docile, che morde solo se si trova in grave pericolo.
Lumaca sigaretta
Nome scientifico: Conus geographus
Dove vive: Mar Rosso, Oceano Indo-Pacifico
Questa lumaca inietta il suo veleno sparando un minuscolo arpione attraverso la sua proboscide. Il nome di “lumaca sigaretta” viene dalla credenza popolare che chi viene punto da questa lumaca abbia appena il tempo di fumare una sigaretta prima di morire. Non esiste antidoto al suo veleno, che è letale nella maggior parte dei casi.
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Scopri quali sono le specie di serpenti domestici più diffuse in Italia e quali sono le più adatte ai principianti.
Serpenti domestici
Per principianti
Serpente del grano
Nome scientifico: Pantherophis guttatus
Dimensioni: 70-150 cm
Il serpente del grano è uno dei rettili da terrario più diffusi per la facilità di allevamento e per la bellezza dei suoi colori.
Serpente del latte
Nome scientifico: Lampropeltis triangulum annulata
Dimensioni: 50-150 cm
Questo serpente assolutamente innocuo presenta una bella livrea rossa, nera e gialla (simile a quella del serpente corallo). Questo serpente non ama essere maneggiato e potrebbe tentare la fuga.
Boa delle sabbie keniano
Nome scientifico: Eryx colubrinus loveridgei
Dimensioni: 50-90 cm
Questo piccolo rettile si può allevare anche in un fauna box o in un terrario di piccole dimensioni. È un animale adatto anche agli allevatori inesperti. Il boa delle sabbie è un serpente che trascorre la maggior parte del tempo nascosto sottoterra.
Muso di porco occidentale
Nome scientifico: Heterodon nasicus
Dimensioni: 40-80 cm
Il serpente muso di porco è un rettile molto comune tra i neofiti poiché non necessita di un terrario di grandi dimensioni e non ha particolari esigenze. Il suo veleno è innocuo per l’uomo ed è difficile che riesca ad iniettarlo, poiché i suoi denti si trovano in fondo alla mandibola.
Pitone di Children
Nome scientifico: Antaresia Childreni
Dimensioni: 60-100 cm
Questo pitone è raccomandato ai principianti poiché non richiede particolari accortezze nell’allestimento del terrario o nell’allevamento.
Pitone reale
Nome scientifico: Python regius
Dimensioni: 90-180 cm
Il pitone reale non ha particolari esigenze ma necessita di un terrario di dimensioni più grandi rispetto alle altre specie in questa pagina.
Serpente reale della California
Nome scientifico: Lampropeltis getula californiae
Dimensioni: 70-120 cm
Piccolo serpente costrittore originario della California, si adatta bene alla vita in cattività ed è piuttosto docile.
Serpente diadema
Nome scientifico: Spalerosophis diadema
Dimensioni: 180 cm
Serpente originario delle zone aride del Nordafrica e del Medio Oriente, ha il corpo color sabbia punteggiato da macchie più scure.
Per esperti
Boa smeraldino
Nome scientifico: Corallus caninus
Dimensioni: 100 – 200 cm
Il boa smeraldino è uno dei rettili più affascinanti che si possano allevare in cattività. Tuttavia, il suo carattere selvaggio e aggressivo lo rende adatto solo agli allevatori più esperti.
Pitone moluro
Nome scientifico: Python molurus
Dimensioni: 500 cm
Il Pitone moluro è un serpente di grandi dimensioni sconsigliato ai principianti. Necessita di un terrario grande quanto un armadio.
Boa constrictor
Nome scientifico: Boa constictor
Dimensioni: 400 cm
Il Boa constrictor è un grosso serpente che ama arrampicarsi sui rami e necessita di un grande terrario sviluppato in verticale. Ha un temperamento nervoso.
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Proprio come gli umani, anche i cani dovrebbero curare l’igiene orale. Infatti, un’igiene insufficiente può condurre a diversi problemi di salute: molti cani soffrono di disturbi ai denti e alle gengive, che possono causare infezioni e portare alla caduta dei denti.
Per prevenire questi problemi, è raccomandabile lavare i denti del tuo cane due o tre volte la settimana ed eseguire una pulizia dei denti quando il tuo veterinario di fiducia lo riterrà opportuno.
Se non hai mai lavato i denti al tuo cane, questo articolo ti aiuterà ad apprendere le nozioni di base.
Come lavare i denti al cane
Abitua il cane all’igiene orale
Prima di cominciare, acquista dentifricio e spazzolino.
ATTENZIONE: i dentifrici ad uso umano non sono adatti per i cani. Fatti consigliare dal tuo veterinario il prodotto più indicato.
Sistema il tuo cane in una posizione confortevole, poi comincia a massaggiargli le labbra, i denti e le gengive, utilizzando un dito. Prima di procedere con l’igiene orale vera e propria, dovrai abituare il cane ad accettare di buon grado queste manovre.
Dopo un paio di giorni, introduci il dentifricio: metti una piccola quantità di pasta sul tuo dito, poi massaggia i denti del tuo cane. Se si lascia manipolare di buon grado, dagli un piccolo premio: è importante educare il cane all’igiene orale in modo positivo.
Infine, introduci lo spazzolino: utilizza uno spazzolino per cani e gatti, più piccolo e morbido degli spazzolini per umani. Questa fase è la più delicata: per il cane non sarà semplice accettare lo spazzolino, ma con un po’ di pazienza tutto è possibile. Premia il cane se ti lascia introdurre lo spazzolino nella sua bocca e se si lascia spazzolare delicatamente.
Nei giorni successivi costruisci la routine: ripeti il lavaggio dei denti aumentando ogni volta il tempo dedicato a spazzolarli. Ricordati di premiare il cane per i primi giorni: vogliamo che sia rilassato, felice e collaborativo per quest’operazione.
Non avere fretta: lavare i denti al cane è un’operazione delicata, che richiede tempo e pazienza. Il lavaggio dovrebbe durare all’incirca 1 minuto.
Alternative allo spazzolino
Nonostante le migliori intenzioni e un approccio graduale, alcuni cani potrebbero rifiutarsi categoricamente di farsi lavare i denti. In questo caso hai due strade davanti a te:
Chiedere aiuto a un educatore cinofilo professionista per educare il cane.
Ricorrere a un altro prodotto per l’igiene orale. Esistono additivi da aggiungere all’acqua e al cibo per eliminare la placca batterica, così come stick e bastoncini.
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I cani possono andare in spiaggia? Ecco un breve vademecum con tutte le informazioni utili.
I cani possono andare in spiaggia?
I cani possono accedere a tutte le spiagge libere, a meno che un’ordinanza comunale non stabilisca diversamente. I Comuni, ad esempio, possono stabilire orari specifici per l’accesso degli animali alle spiagge o riservare una parte della spiaggia agli animali e l’altra ai soli bagnanti.
Per quanto riguarda le spiagge in concessione, i titolari degli stabilimenti balneari possono decidere se consentire l’accesso ai cani o meno.
Esistono spiagge in concessione cosiddette dog friendly, i cui titolari ammettono i cani e riservano loro una particolare attenzione.
I cani possono passeggiare sulla battigia insieme al proprietario, a patto di non sostare con sedie e ombrelloni.
Il cane in spiaggia deve sempre essere tenuto al guinzaglio.
Il proprietario deve sempre essere munito di museruola e dei sacchetti necessari a raccogliere le deiezioni del proprio animale.
I cani possono entrare in acqua nelle vicinanze del proprietario, ma non devono in alcun modo arrecare disturbo agli altri bagnanti.
I cani da salvataggio e i cani guida per non vedenti possono accedere ovunque: per loro non valgono le restrizioni sopraindicate.
Attenzione!
Ricordati di proteggere il cane dal caldo. Evita di portarlo in spiaggia nelle ore più calde: i nostri amici a quattro zampe sono molto sensibili e il colpo di calore è sempre in agguato.
Acqua salata e sabbia possono causare fastidiose dermatiti ai cani dalla pelle più sensibile. Al rientro dalla spiaggia, fai un bagnetto al tuo cane con acqua tiepida e uno shampo neutroo per eliminare il sale e i residui di sabbia.
Se hai intenzione di rimanere in spiaggia per qualche ora, porta con te acqua fresca e una ciotola per il tuo cane.
L’acqua salata è tossica per i cani: se Fido ne ingerisce quantità elevate, potrebbe soffrire di un’intossicazione da sodio. Fortunatamente, questo tipo di intossicazioni è decisamente raro; tuttavia, se vedi che il tuo cane annaspa e rischia di ingerire l’acqua del mare, riportalo sulla spiaggia.
Recentemente inoltre la giurisprudenza si è pronunciata a favore di cani e proprietari contro il comune di Latina che aveva vietato l’accesso degli animali alle spiagge libere per tutta la durata della stagione balneare (sentenza Tar Latina 176/2019).
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Scopri quali sono le principali malattie che possono colpire i conigli domestici.
Malattie dei conigli
Mixomatosi: malattia virale che non lascia scampo al coniglio. Il tasso di mortalità è superiore al 95% e non esiste una cura specifica. Fortunatamente esiste un vaccino efficace contro questa patologia, che va somministrato annualmente al coniglio.
Malattia emorragica virale (MEV): malattia estremamente aggressiva e contagiosa, che causa convulsioni e altre sintomatologie nervose ai conigli, con un tasso di mortalità superiore al 95%. Non esiste una cura efficace, ma è disponibile il vaccino per proteggere gli amici conigli da questa patologia. Esistono due ceppi di MEV: è necessario vaccinare il coniglio contro entrambe le forme.
Rabbia: malattia virale che viene trasmessa dal contatto con animali infetti, solitamente selvatici. Se il coniglio vive in casa o in giardino e non ha contatti con animali potenzialmente infetti il rischio di contrarre la rabbia è minimo. Nelle zone in cui questa malattia è presente occorre consultare il proprio veterinario per valutare la profilassi più adeguata. La rabbia infatti non è curabile e conduce inevitabilmente alla morte dell’animale malato.
Coccidiosi: la coccidiosi è una malattia causata da piccoli parassiti invisibili ad occhio nudo, i coccidi. Il coniglio li ingerisce attraverso acqua, cibo o feci infette; una volta che i coccidi raggiungono l’intestino del coniglio, cominciano a riprodursi infestando il coniglio. La coccidiosi colpisce soprattutto i conigli giovani (1-3 mesi di età) e si manifesta con diarrea, dimagrimento e debolezza. Questa parassitosi può rivelarsi mortale e richiede cure veterinarie immediate.
Pododermatite: malattia batterica che colpisce i conigli che vivono in gabbie molto umide o in ambienti sporchi e non adeguati. I batteri si infiltrano nelle ferite superficiali presenti sulle zampe dei conigli e scatenano una violenta dermatite. La pododermatite è molto contagiosa e solitamente si estende dalle zampe al resto del corpo. Solitamente non è mortale, ma va trattata in modo tempestivo.
Pasteurellosi: malattia causata dai batteri del ceppo Pasteurella e Bordetella. I conigli si infettano attraverso alimenti contaminati o attraverso l’ambiente. La pasteurellosi si manifesta con starnuti e secrezioni nasali molto abbondanti. La patologia si può trattare in modo efficace con degli antibiotici specifici se viene diagnosticata ad uno stadio iniziale.
Tularemia: chiamata anche febbre dei conigli, è una malattia batterica trasmessa dal morso di zecche o zanzare infette. Dopo un periodo di incubazione il coniglio smette di alimentarsi ed è colpito da una forte debolezza. I conigli colpiti da tularemia solitamente muoiono nell’arco di pochi giorni. Se la malattia viene individuata in tempo è possibile trattarla con antibiotici specifici. La tularemia può essere trasmessa anche all’uomo, attraverso il morso di insetti ematofagi infetti.
Polmonite: infezione batterica che causa sintomi respiratori gravi e che ha un’elevata percentuale di mortalità. Si può trattare con antibiotici specifici.
Infezioni oculari: i conigli domestici possono soffrire di infezioni oculari di origine batterica o causate semplicemente dal contatto con agenti irritanti. La terapia solitamente è a base di gocce oculari e dipenderà dalla diagnosi formulata dal veterinario: infatti, a seconda dell’origine dell’infezione oculare sarà necessario intraprendere un diverso percorso terapeutico.
Tigna: infezione di origine fungina che si manifesta con chiazze di pelle senza pelo. La tigna è estremamente contagiosa e si trasmette per contatto. Questa malattia non è mortale, ma va trattata al più presto con antifungini appositi. La tigna può essere trasmessa dal coniglio all’uomo per contatto.
Diarrea: la diarrea è la malattia più diffusa nei conigli. Può essere causata da cause diverse, ma principalmente da un cambio di dieta troppo repentino o da alimenti contaminati da batteri. Solitamente non è letale, ma occorre comunque prestare attenzione. Lavando bene la frutta e la verdura prima di somministrarla al coniglio è possibile evitare che entri a contatto con batteri o altri organismi patogeni. È sempre bene consultare il veterinario nel caso in cui il tuo coniglio abbia la diarrea.
Infestazioni da pulci e pidocchi: anche i conigli possono essere infestati dai parassiti esterni. Queste infestazioni non sono letali, ma possono rivelarsi molto fastidiose per il coniglio. Il trattamento è a base di antiparassitari ma è opportuno consultare il veterinario: alcuni prodotti efficaci per i cani, come Frontline, possono rivelarsi mortali per i conigli.
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I criceti vanno in letargo? Come dovresti comportarti con il tuo criceto domestico con l’arrivo dell’inverno? Leggi l’articolo per scoprire la risposta a queste e altre domande.
In natura i criceti vanno in letargo quando le temperature scendono al di sotto dei 10 °C. L’habitat naturale dei criceti è caratterizzato da temperature piuttosto rigide
Nelle nostre case la temperatura non scende mai al di sotto dei 16 °C: questo significa che i criceti domestici non vanno in letargo. I criceti domestici si limitano a ridurre la proprio attività nel periodo invernale: a volte li troverete profondamente addormentati e saranno tendenzialmente più pigri e sedentari. Questo comportamento, però, non equivale a un letargo.
Nonostante il criceto non sia in letargo, è bene non svegliarlo ed evitare di disturbarlo o causargli stress quando è meno attivo.
I criceti allevati in giardino o in terrazzo meritano un discorso a parte: infatti, nell’Italia settentrionale e lungo l’Appennino le temperature invernali scendono ben sotto lo zero. In queste aree, i criceti che vivono all’aperto andranno in letargo come i loro simili allo stato selvatico. In questo caso, dovrai assicurarti che la gabbia del criceto sia provvista di un riparo adatto a trascorrere l’inverno. Inoltre, dovrai fornire razioni di cibo più abbondanti nel periodo estivo: i criceti ne avranno bisogno per superare l’inverno.
Non dimenticare che il letargo, per i criceti domestici, è piuttosto pericoloso: se hai intenzione di tenere il tuo criceto all’inverno nella stagione invernale, ti raccomandiamo di consultare un veterinario esperto di roditori e animali esotici, che saprà indicarti come preparare correttamente il letargo.
Se incontri un criceto in letargo, non devi assolutamente svegliarlo: un brusco risveglio nel periodo invernale, spesso, causa la morte dell’animale. Distinguere un criceto in letargo da un criceto morto è possibile: infatti, nel criceto in letargo è possibile osservare il movimento causato dalla respirazione; benché debole e lento, è ben percepibile da un osservatore attento.
Vuoi sapere cosa mangiano i criceti? Se possiedi un criceto come animale domestico, è fondamentale conoscere l’alimentazione corretta per questo animale e offrirgli una dieta sana, nutriente e bilanciata.
Cosa mangiano i criceti
I criceti sono roditori onnivori, che in natura si nutrono di una grande varietà di alimenti: erba, semi, bacche e piccoli frutti che riescono a procurarsi nel loro habitat. Questi animali sono estramente voraci e tendono ad abbuffarsi di cibo, consumando tutto ciò che trovano intorno a sé. Uno dei problemi principali con i criceti domestici è proprio la sovralimentazione, che porta obesità e diabete (principali cause di morte dei criceti allevati in cattività).
La dieta consigliata per i criceti domestici è costituita da una porzione di pellet per criceti di alta qualità (si può trovare facilmente in qualsiasi negozio per animali oppure online) e da una porzione di frutta o verdura fresca. Le due porzioni dovrebbero essere grandi quanto un cucchiaio e non dovresti lasciare cibo in eccesso nella gabbia.
Frutta e verdura adatta ai criceti
La maggior parte della frutta e della verdura è adatta ai criceti: la quantità consigliata di frutta e verdura è una porzione grande come un cucchiaio da minestra ogni giorno.
Insalata
Broccoli
Cavolfiori
Carote
Sedano
Patate dolci
Bietole
Coste
Cetrioli
Zucchini
Cavolo
Cicoria
Mele
Pesche
Fragole
Frutti di bosco
Ciliegie
Erba di campo
Cibi velenosi per i criceti
Questi cibi andrebbero evitati: alcuni di essi sono tossici per il criceto e potrebbero mettere a repentaglio la sua vita. Altri causano diarrea e crampi addominali mentre altri ancora andrebbero evitati a causa dell’elevato contenuto di zuccheri.
Cioccolato
Melanzane
Pomodori
Patate
Aglio
Cipolla
Mandorle
Semi di mela
Semi d’uva
Zucchero
Dolci zuccherati
Lieviti
Alcol
La frutta secca (noci, nocciole, pinoli etc.) non è direttamente tossica per il criceto; tuttavia, si tratta di alimenti ipercalorici che sarebbe meglio evitare per scongiurare il rischio di obesità; meglio offrire al criceto piccole porzioni di frutta e verdura, che sono ricchi di acqua e di fibre.
Come dare da mangiare al criceto
Non tutti i criceti amano essere alimentati mentre li tieni in mano: alcuni di loro potrebbero addirittura morderti. Inoltre, il criceto è un animale piuttosto territoriale e non ti vedrà di buon grado se metterai le mani nella sua ciotola.
In ogni caso, puoi provare ad addestrare il criceto a prendere il cibo dalle tue mani: tieni delicatamente il roditore sul palmo di una mano e avvicina l’altra mano aperta con il cibo. Lascia che sia il criceto ad avvicinarsi e ad afferrare il suo pasto; cerca di metterlo a suo agio e non fare movimenti bruschi che potrebbero stressarlo o spaventarlo.
Il coniglo ariete nano è un piccolo coniglio domestico ed è un ottimo animale da compagnia, sempre più apprezzato dalle famiglie italiane.
Coniglio ariete nano
Caratteristiche fisiche
Il coniglio ariete nano è un piccolo mammifero lagomorfo (non un roditore!), dal peso ideale intorno a 1,75 kg. In ogni caso il peso non deve superare i 2,25 kg. Le orecchie sono l’elemento fisico più caratteristico di questo animale: sono cadenti, a forma di ferro di cavallo. Il coniglio ariete è incapace di tenere le orecchie ritte: queste sono sempre rivolte verso il basso. La pelliccia è folta, con il pelo soffice di media lunghezza. La testa è larga, con la fronte ampia e il naso convesso.
Colori
Il mantello può essere di tutti i colori, ad esclusione del manto argentato. I più diffusi sono:
Fulvo.
Blu di Vienna.
Madagascar.
Siamese.
Pezzato nero.
Pezzato fulvo.
Giarra bianca.
Carattere
Il coniglio ariete nano è un animale socievole e curioso. Non è aggressivo con l’uomo, mentre è piuttosto territoriale con i propri simili; per questo motivo la convivenza tra due conigli ariete nani è difficile, specialmente tra due individui dello stesso sesso.
Vita media
Il coniglio ariete nano ha un’aspettativa di vita superiore a 7 anni. Non è raro per i conigli ariete superare i 9 anni di età, se vengono allevati con cura. Gli aspetti che incidono maggiormente sulla durata della vita sono l’alimentazione, la profilassi veterinaria contro le patologie più gravi e l’attenzione a non causare inutili stress all’animale.
Il prezzo di un coniglio ariete nano può variare dai 50 ai 300€, a seconda dell’allevamento. A questo costo bisogna considerare il costo delle vaccinazioni, indispensabili, che si aggira intorno ai 50€, comprensivi di visita veterinaria (alcuni allevatori includono le vaccinazioni nel prezzo finale del coniglio).
Diffida dagli allevatori che vendono conigli a poche decine di euro e assicurati che forniscano al momento della vendita anche il certificato di vaccinazione.